Mentana ed il miracolo della normalità

Il ritorno di Mentana alla guida di un TG ha coinciso con un successo straordinario di pubblico e di ascolti. La piccola, minuscola TV 7 riesce già a gareggiare con i colossi di TG1, TG5, TG2, TG4 ed anche TG3, tutti dotati budget milionari incomparabili con la salute precaria della 7. Ma la misura degli ascolti costituisce un dato eloquente che si impone, volenti o dolenti, come notizia fortunatamente non oscurabile.

Come questo risultato sia stato possibile è facile da intuire: gli attuali TG sono diventati inguardabili, vergognosamente al servizio del padrone che ne controlla, da una parte, la proprietà e dall’altra il completo controllo politico. Il risultato è sotto gli occhi: la faziosità si manifesta in tutte le edizioni a cominciare dai titoli, per proseguire nei servizi, nelle immagini, nei tempi e testi dedicati ai singoli episodi, nella selezione stessa delle notizie.
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Bersani: Si all’Ulivo per un parlamento di eletti veri, senza vincoli di mandato.

A fronte di numerose brutte notizie in politica, è possibile richiamare l’attenzione, finalmente, su una buona. Con possibili e auspicabili riflessi anche su scala bresciana.
Alcune settimane fa Galli Della Loggia fotografava l’Italia come “un Paese senza politica” ed evidenziava, oltre alle pesanti responsabilità del governo Berlusconi, anche l’afasia dell’opposizione, concludendo che: “Ormai il Paese ascolta anche l’opposizione nella più totale indifferenza”.
Devo dire che da settimane non riuscivo a nascondere l’amarezza per la paralisi del Pd, spettatore immobile di fronte ai protagonisti – Berlusconi, Bossi e Fini – che occupavano la scena politica con le loro contrapposte anime del centro destra.

Ed il Pd immobile, anche di fronte all’iniziativa di Casini che non trovava nell’opposizione alcuna significativa sponda politica. Quasi che il Pd, in attesa d’una futuribile alternativa, non fosse interessato agli eventi.

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i germi autocratici della destra italiana

Mentre in Italia si discutono e si votano decreti ad personam e ad aziendam, all’estero si tentano provvedimenti contro gli effetti devastanti della crisi economica. In tutto l’occidente la libertà di stampa e di rappresentanza è difesa da destra a sinistra. in Italia è tutto incredibilmente diverso.

Negli Stati Uniti tutti i deputati, siano essi democratici o repubblicani, sono liberi da vincoli di mandato, e nessuno si sogna dal biasimarli nel caso di eventuali voti difformi o prese di distanza su singoli provvedimenti dal partito di appartenenza. In Italia, al contrario, si evocano sistematicamente inciuci e tradimenti del voto, perfino scomuniche politiche ed espulsioni per i disobbedienti.

Nelle nazioni libere e democratiche i deputati rispondono ai cittadini elettori, e non ai capi-partito. I cittadini soltanto scelgono ed eleggono i propri rappresentanti. In Italia, al contrario, gli elettori sono banalizzati e ridotti a ratificare le decisioni dei padroni del partito.

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Lumezzane: la politica minuscola di Lega e PDL.

Per Lega PDL Lumezzane è solo e soltanto un” tutto bene, tutto positivo“. Dubbi: nessuno. Questo in estrema sintesi il giudizio rilasciato da Michele Chiappa, portavoce della maggioranza bulgara Lega-PDL che governa Lumezzane.

Dunque: bene aver mantenuto i servizi sociali per disoccupati e bisognosi, positivo il supporto organizzativo immaginato per commercianti e artigiani, importante l’innovativo coordianmento dei dirigenti scolastici voluto da Facchinetti, accolte quasi tutte le istanze urbanistiche dei cittadini, ottimo il sostegno culturale al mondo dei giovani. E poi le opere: piazza ex teorema in fase avanzata, frana in valle in via di sistemazione, campo del villaggio pressochè risolte le complicazioni ereditate da Corli. Ed infine, all’orizzonte, come sempre, come tutti, progetti innovativi per il PIP3 e per Val de Put.

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Bossi&Nano minacciano improbabili rivolte di piazza.

Fa una certa impressione leggere a Ferragosto delle minacciose azioni di piazza nel caso di un governo tecnico. “Sarebbe l’equivalente di un golpe” ha sentenziato il nano, e insieme a Bossi “faremo scendere milioni di persone a protestare contro qualsiasi tentativo di evitare nuove elezioni“. Il tutto condito da crescenti sparate, proclami, insulti ai traditori, giudizi sprezzanti e campagne mediatiche verso la dissidenza. Una distanza abissale fra popolo, parzialmente in ferie e carico di preoccupazioni, e la sua classe politica incerta ed agitata fra leggi ad personam, difesa della poltrona e faide interne.

Il PD, sia pure timidamente, ha richiamato gli avversari al rispetto della Costituzione ma, la congruità del richiamo, viene del tutto banalizzata da stampa e TV. I TG di regime preferiscono il gossip, il meteo e la cronaca nera agli approfondimenti ed ai confronti sui problemi del paese. E in riguardo alle sparate del nano contro il presidente della repubblica non si sono nemmeno premurati di ricordare agli ascoltatori che la scelta di eventuali nuove elezioni spetta solo al presidente della repubblica, così come, in caso di crisi, il presidente della repubblica ha l’obbligo costituzionale di ricercare ogni possibile soluzione parlamentare per varare un nuovo governo.
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Inopinatamente, un monumento di Miglio imposto ai bresciani

Miglio - ideologo della Lega

Visti i precedenti, si potrà presumere che un monumento non si nega più a nessuno. E infatti la decisione della giunta Paroli di Brescia di piazzare nei giardini accanto a Piazza Garibaldi un monumento bronzeo dedicato alla memoria di Miglio, lascia il cittadino normale perplesso e attonito sulle motivazioni politiche e sociali che hanno ispirato il Sindaco di Brescia.
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Che Gianfranco Miglio (1918-2001) fosse o meno un politologo, un filosofo o semplicemente un buon uomo, è argomento così tenue che molto probabilmente non appassiona nessun cittadino al di fuori della sua stretta cerchia famigliare.

In realtà Miglio fu il primo ideologo della Lega Nord, quella originaria, della lotta, della secessione, della Roma Ladrona, del celodurismo, tutti attributi perfettamente interpretati da Bossi che indicò in Miglio il padre politico ed il riferimento culturale della Lega.
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In difesa della testa di Fini

Gianfranco Fini non è certo il nostro politico preferito. Troppi saluti fascisti quando era l’allievo prediletto di Almirante. Troppi sì per troppi anni sulle leggi ad personam e su ogni altra vergogna escogitata per favorire il capo. Troppo repentina la sua conversione ai valori della laicità e della legalità per non sembrare sospetta, ma va bene lo stesso.

La voglia di tirannicidio di un delfino invecchiato nell’attesa non ci convince. E, contrariamente a certi strateghi della domenica non pensiamo affatto che il nemico del nostro nemico debba per forza essere nostro amico. Diciamo poi che sulla famosa casa di Montecarlo il presidente della Camera ha aspettato troppo prima di chiarire. Non si capisce perché visto che la faccenda dell’eredità Colleoni era di pertinenza degli amministratori di An. Piuttosto esperti, a quanto pare, in società offshore.
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Il grottesco da fine impero: una laurea honoris causa a Bossi

(da Unità – di Pietro Greco) Una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione a Umberto Bossi, per chiara fama da parte dell’università dell’Insubria, nella “sua” Varese. Sponsor autorevole dell’iniziativa – secondo la Prealpina, il quotidiano varesino che ne ha dato notizia lo scorso 30 luglio – è addirittura il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariestella Gelmini. Che avrebbe telefonato direttamente al rettore dell’Insubria, il professor Renzo Dionigi.

Dell’idea e dell’autorevole sponsorizzazione si è parlato in una cena informale che lo steso rettore ha avuto con il prorettore, i presidi di facoltà, i dirigenti di rango più elevato circa un mese fa in un ristorante di Azzarate. La notizia non è mai stata smentita. Anzi, il 31 luglio la Prealpina ha pubblicato una lettera del Presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, che rilancia l’idea e ricorda, un po’ spazientito, che sono almeno quattro anni che la Provincia chiede all’università dell’Insubria di conferire finalmente l’«indispensabile riconoscimento accademico all’uomo politico.. più significativo degli ultimi 30 anni» che, con la sua «incredibile capacità di comunicazione di massa» ha reso possibile il «miracolo leghista».
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E’ la fine di un era, di un regime, di una vergogna nazionale.

Dovremmo brindare per la fine dell’era/regime berlusconiano: Fini è stato pressochè giustiziato in quattro e quattr-otto, con un vero e proprio “processo breve” senza lungaggini, senza avvocati, della difesa e nemmeno dell’accusa, è bastato lui nel classico stile del Padrone, o meglio padrone delle ferriere. “Fini è incompatibile con il PDL”, ha sentenziato il Berlusca, inevitabile l’espulsione.

Si potrebbe disquisire sui vari episodi che hanno preceduto lo show down, ma la sostanza è evidente a tutti per la sua semplicità politica: Berlusconi e Fini rappresentano due destre profondamente diverse. Berlusconi ha una visione proprietaria delle istituzioni e del partito, visione ben lontana ed inconciliabile con una destra democratica e di partecipazione di massa che Fini intende da oggi rappresentare.

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Breve storia dell’uomo dell’Hopa, punto d’incontro tra la finanza berlusconiana e quella rossa.

Estratto dal “Il Fatto Quotidiano: “Non tengo libri sul comodino”, ha raccontato in un’intervista. “A letto dormo, o comunque non leggo“. Anche di giorno, in verità, preferisce altri hobby. Le automobili, per esempio. Ai tempi d’oro ne aveva più di cento nella sua scuderia: Ferrari, Rolls-Royce, Bentley, Porsche… I modelli d’epoca li metteva in mostra alla Mille Miglia, gara d’auto storiche e passerella per miliardari gentlemen driver di cui è stato per anni tra i principali animatori. Emilio Gnutti si è fatto da sé. Figlio di un sarto, è cresciuto nel quartiere Lamarmora, zona “rossa” nella Brescia demo-cristiana.

Ha sposato la figlia di un operaio comunista della Om-Iveco. E ha lavorato sodo: all’inizio girava con una vecchia Fiat 500 a vendere avvolgimenti per motori elettrici che produceva in un capannone alla periferia di Brescia. Poi ha scoperto la finanza e ha toccato con mano che è un metodo più veloce per far soldi.

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