Il “de sfrus” di Mariastella Gelmini

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On. Mariastella Gelmini

(Riprendiamo dal blog (http://es-comic.blogspot.com/ di Emiliano Simonelli) il satirico commento sulle nozze notturne del ministro Gelmini che intitoliamo con uno spunto semantico tratto dalla tradizione bresciana).

a Brescia si direbbe “de sfrus” per quel che ha fatto la “cattolicissima” ministra bresciana Mariastella Gelmini. Si è sposata con rito civile, (non poteva fare altro, dato che il marito è divorziato e padre di una ragazzina adolescente, frutto del precedente matrimonio) … ma vedrete che presto la Sacra Rota provvederà con solerzia, come fa da sempre con chi è ricco, potente e “cattolicissimo”.  Ha fatto le cose “de sfrus”, di notte, facendo aprire il Municipio ad un Sindaco compiacente, dopo la mezzanotte. La vicenda ricorda vagamente trame da “Promessi Sposi”, solo che qui non sono i poveracci a doversi “arrangiare“, ma sono i potenti a dover ricorrere a mezzucci.  Ai potenti si aprono le porte dei palazzi anche dopo la mezzanotte, ai poveri cristi, invece, le si possono sbattere in faccia a tutte le ore!

La cerimonia è stata poi replicata in un fastoso ristorante, davanti a pochi e selezionatissimi invitati. E’ arrivata anche “Sua Signoria” disceso dal cielo con lo spirito santo in forma di rombante elicottero. E da lì in poi: battute grezze e barzellette che non farebbero ridere nessuno, ma di fronte alle quali tutti si sganasciano e si scompisciano. E giù con gli hippippurrà e gli evviva ai “cattolicissimi sposi” e poi canzoni francesi da piano bar. Che bella compagnia di allegroni!

La sposa non portava l’abito bianco perchè non si adattava bene al pancione prominente. Quel pancione  era una pancetta quando “Sua Santità” venne in visita a Brescia. La ministra “cattolicissima” non poteva mancare in piazza Duomo. Tutti i giornali “cattolicissimi” di Brescia a fotografarla accanto a suorine  tra la folla con l’aria mistica da santina. I giornali di Brescia scrissero quanto era bella, e quanto era incinta, e quanto era forte e in gamba.
Tributi ed onori, parole di elogio per chi, secondo quanto dettato da Santa romana Chiesa, dovrebbe essere un tantino in peccato dato che: la ministra conviveva con uomo divorziato; la ministra era gravida, quindi (a meno che non fosse sceso lo spirito santo a inseminarla), doveva aver ceduto alle tentazioni della carne prima del santo matrimonio.

Tutte cose non proprio “cattolicissime” e che non vengono viste di buon occhio in qualsiasi paesello di provincia. Viene da pensare a quante pene e vergogna proverebbe la ministra se non fosse una “potente“….., ma fosse un’anonima peccatrice costretta ad andare in posta o in bottega tutte le mattine in un paesello “leghistissimo” della Valtrompia.

Ma la doppia morale “cattolicissima” grazia i potenti e fustiga i poveracci. Preti, suore , Clero e Chierici chiudono gli occhi …….e ….in fondo in fondo, amano chi i     “fa le robe de sfrus!”

  1. boletus:

    perchè meravigliarsi del comportamento della ministra Gelmini? L’Italia è piena di cattolici che si comportano con la stessa ipocresia fatta costume della ministra, i politici cattolici son poi moltissimo che predicano bene ma razzolano male, non ricordate forse che il Pierferdinando Casini difensore e propuganatore della famiglia e della sua unità,contrario al divorzio, è un divorziato e ha due famiglie!Non sono loro il problema ma di quelli che cattolici davvero li votano!

  2. abi70it:

    ma Emiliano Simonelli dove vive? O in che anni s’è fermato? Divorziati, gravidanze e convivenze sono all’ordine del giorno…forse sua nonna può rimanere scandalizzata per tutto ciò…
    E ricordo a tutti che essere cattolici, non vuol dire essere santi ne dare dei voti, si è cmq umani e come tali, aimè peccatori!

    Oh che bacchettoni improvvisamente questi rossi! Sarà mica la Bindi che alita sul vostro partito a rendervi così beceri conservatori…

  3. monteverdi:

    Cara abi,
    scusami si ti chiamo cara ma la tua ironia mi lascia perplesso,non solo perchè ti giudico una persona intelligente,ma usare la tua intelligenza per fare la finta tonta nella risposta che dai a boletus mi sembra un povero tentativo di trasformare una cosa seria,in una banalità di uso comune per tutti.
    No abi anche se ciò avviene sia a destra che a sinistra la differena è enorme perchè coloro che hanno responsabilità di emanare leggi contro il divorzio,contro l’aborto e contro ogni convivenza per imporlo agli altri e loro invece fregarsene,questi hanno il dovere di dare l’esempio ai cittadini sulla moralità che intendono applicare,quello che tu ne fai di un’erba un unico fascio non regge in quanto il centro sinistra pur avendo questi comportamenti non fa leggi contro l’aborto o il divorzio perchè ne condivide il principio.
    Quando regali frasi a questi bacchettoni rossi considerandoli baceri e conservatori,pensaci non una volta prima,ma almento cento volte che forse la tua ironia cambia.

  4. boletus:

    gentile Abi si tranquillizzi,non mi considero un bacchettone anzi sono un libertino di natura,ognuno nella vita privata può fare quello che vuole,ma quando si assume un ruolo pubblico e istituzionale sarebbe utile che chi predica certi valori morali poi in coerenza si comporti come questi valori insegnano. Non si condanna quindi il comportamento ma la ipocresia del dire e il fare. Troppo facile dichiararsi cattolici praticanti e poi finire con il praticare una vita non in coerenza con i propri convincimenti per poi con disinvoltura passare nella sfera dei peccatori. Forse sarebbe meglio non “peccare” non credi?

  5. emiliano simonelli:

    Ringrazio per l’onore di essere stato pubblicato dal sito “L’Altracittà”.
    Sono felice che i redattori abbiano colto l’intento IRONICO del mio post.
    Informo tutti i lettori di questo sito che il mio blog è nato e principalmente tratta l’argomento: FUMETTI.
    Anzi, per precisare meglio: il mio amore per i fumetti.
    Ed anche io, nel mio blog, mi trasformo in una sorta di fumetto.

    Da piccolo, a carnevale, insieme ad una quota cospiqua di miei coetanei, mi travestivo da ZORRO. Un anno anche da BATMAN.
    Insomma, ho un debole per il tipo del vendicatore di ingiustizie.

    Il mio post voleva essere una sorta di piccola zeta sul culone dei potenti.
    Naturalmente a loro non fa nemmeno un pò di solletico, ma magari passando, qualche mente allegra, può trovarvi motivo di sprecare un sorriso ed un malinconico: “Ohibò!”

    Con affetto
    Simonelli Emiliano che vive a Mompiano ed è felicemente sposato, ha una piccola e simpatica bimba e la moglie con il pancione.
    Si è sposato in comune ad un’ora consona, invitando persone per la sola ragione che era a loro legato da stima ed affetto oppure per legame famigliare.
    Emiliano ha anche amici “cattolicissimi” non divorziati e divorziati che non pretendono nulla dalla Sacra Rota.
    Ha amici che convivono molto serenamente.
    Emiliano non è mai stato rosso, ma tende più che altro al rosa.
    Rosso lo diventa solo di fronte alla solita cinica ironia di qualcuno che: “Ha orecchie per intendere” ma finge di non farlo.

  6. abi70it:

    :-( ma io mi ero rivolta all’autore non a voi…. bocca a scapetta, angolino, lacrimuccia e mi ritiro al mio lavoro, che non è certo immenso come quello della FIAT Boletus, ma i ragionamenti che fate con le multinazionali (grandissima croce per tutti noi), poi involontariamente o volontariamente, trattate tutti allo stesso piano, usate sempre gli stessi odiosissimi vocaboli, ragionamenti, ecc…

  7. Atheo:

    per Abi: vorrei osservare a proposito dello spirito degli atei: non siamo affatto bacchettoni ma spiazzati increduli e stupefatti che coloro che si professano cattolicissimi – ai quali anche noi avevamo creduto – quegli stessi che non mancano occasione di stare in prima fila insieme con il clero, si rivelino nei fatti dei puttanieri patentati. Non è questo il caso della ministra, la quale tuttavia ha costruito nel tempo una sua immagine composta, severa, rigore morale, cattolica ultras …e poi la fa le robe de sfrus…come giustamente ironizza Emiliano….

  8. abi70it:

    atheo…ti faccio notare che sono uomini e donne, non santi ne suore, ne preti… non occorre essere puri per sedersi in chiesa e ascoltare una messa, poi guarda, per conto mio, libertà assoluta!

  9. boletus:

    cara abi70 mi spiace che tu non sappia cogliere la differenza di valutazione che personalmente ed anche altri danno tra le multinazionali e le piccole e medie imprese di cui conosciamo bene le difficoltà con il sistema creditizio e di stare sul mercato. Ma non si possono affrontare i problemi della globalizzazione scaricandoli sempre sulle spalle dei lavoratori.

  10. boletus:

    L’irresponsabilità
    sociale
    dell’impresa

    Dino Greco
    N el suo lucido e non meno drammatico libro intitolato “Il lavoro non è una merce”, Luciano Gallino, due anni fa, scriveva che «nell’oceano del lavoro, la tempesta deriva dall’aver messo in competizione tra loro, deliberatamente (il corsivo è mio), il mezzo miliardo di lavoratori del mondo che hanno goduto per alcuni decenni buoni salari e condizioni di lavoro, con un miliardo e mezzo di nuovi salariati che lavorano in condizioni orrende con salari miserandi». Oggi possiamo dire che questa concorrenza vigliacca e spietata è stata pienamente messa a profitto dal capitale nei “punti alti dello sviluppo”, dove il quadro dei diritti individuali e collettivi, il sistema di protezione sociale e il diritto del lavoro sembravano costituire uno zoccolo sufficientemente solido da potersi considerare, una volta per tutte, acquisito. Quello che quotidianamente si palesa sotto i nostri occhi è che nulla è più certo e tutto è in discussione. Ed è proprio la grande impresa a rendersi protagonista della più radicale regressione dei rapporti sociali. Si pensi alla Fiat, che prende in ostaggio i lavoratori di tutti i propri stabilimenti per ottenere dallo Stato più risorse di quante ne abbia sin qui munte. O che dispone il fermo della produzione a Termini Imerese (già condannata alla chiusura), fintanto che i lavoratori della Delivery Email, cui è stata revocata la commessa, non cessino le azioni di protesta. Si pensi all’Alcoa, multinazionale dell’alluminio fra le prime tre del mondo, che decide di chiudere gli impianti di Portovesne e di Fusina e di mandare a spasso duemila lavoratori se non potrà lucrare ulteriori sconti sulle già vantaggiose tariffe energetiche. Si pensi alla Novartis, colosso farmaceutico mondiale, che non esita a disfarsi (anziché riassorbire in organico) 24 dei suoi dipendenti, malgrado abbia realizzato lo scorso anno profitti per un miliardo di euro vendendo a vagonate i vaccini antipandemia. Si pensi alle migliaia di lavoratori truffati e abbandonati da Eutelia e Phonemedia, entrambe leader nell’erogazione di servizi di telemarketing e telecomunicazioni. Si pensi, ancora, al dilagare di forme di lavoro schiavistico nelle campagne meridionali e al proliferare, un po’ ovunque, di ogni sorta di lavoro precario, sottoretribuito, sottocontribuito, grigio e nero. E si pensi che questa non è altro che la punta di un iceberg, perchè la mappa dei soprusi, delle grandi e piccole infamie subiti da lavoratori e lavoratrici deve essere quotidianamente aggiornata.
    5

    29/01/2010
    A chi ancora provasse, ingenuamente o per dolo, a spiegare che questa è la modernità post-fordista alla quale non rimane che adattarsi, magari attenuandone l’impatto con qualche palliativo, occorrerà tornare a rispondere che no, non vi è nulla di oggettivo in questo stato di cose. E che esso è il risultato della devastante unilateralità con cui il modo di produzione capitalistico si è imposto – senza contrappesi e alternative – sull’intero pianeta. Da noi, va riconosciuto, con quel tanto di protervia stracciona che la borghesia usuraria italiana ha attinto dalla propria storia peggiore, esaltata da una deriva politica che ne ha favorito lo strapotere e i vizi. Oggi, del resto, nessuno si azzarda più ad evocare la “responsabilità sociale dell’impresa”. Quella riposa inerte nell’articolo 41 della Costituzione. Provò ad inverarne il contenuto soltanto un certo Adriano Olivetti, molti decenni fa. Nella triste parabola della sua azienda vive – direbbe il filosofo – la nemesi del capitalismo italiano. Ancora Luciano Gallino commentava, sconfortato, che «dire che la politica dell’ultimo decennio ha drammaticamente sottovalutato la condizione del lavoro significa tenersi molto al di sotto delle righe». Si può aggiungere che lungo quel piano inclinato si è in realtà cominciato a ruzzolare molto prima. E che il motore delle stesse organizzazioni sindacali gira da tempo, quando gira, ad un cilindro solo. Ora che la corsa ha preso velocità sembra non esservi più freno.
    Da domani, il Prc, nella sua assemblea nazionale, proverà a tirare almeno qualche filo dell’ingarbugliata matassa.

    29/01/2010

  11. boletus:

    Dino Greco
    N el suo lucido e non meno drammatico libro intitolato “Il lavoro non è una merce”, Luciano Gallino, due anni fa, scriveva che «nell’oceano del lavoro, la tempesta deriva dall’aver messo in competizione tra loro, deliberatamente (il corsivo è mio), il mezzo miliardo di lavoratori del mondo che hanno goduto per alcuni decenni buoni salari e condizioni di lavoro, con un miliardo e mezzo di nuovi salariati che lavorano in condizioni orrende con salari miserandi». Oggi possiamo dire che questa concorrenza vigliacca e spietata è stata pienamente messa a profitto dal capitale nei “punti alti dello sviluppo”, dove il quadro dei diritti individuali e collettivi, il sistema di protezione sociale e il diritto del lavoro sembravano costituire uno zoccolo sufficientemente solido da potersi considerare, una volta per tutte, acquisito. Quello che quotidianamente si palesa sotto i nostri occhi è che nulla è più certo e tutto è in discussione. Ed è proprio la grande impresa a rendersi protagonista della più radicale regressione dei rapporti sociali. Si pensi alla Fiat, che prende in ostaggio i lavoratori di tutti i propri stabilimenti per ottenere dallo Stato più risorse di quante ne abbia sin qui munte. O che dispone il fermo della produzione a Termini Imerese (già condannata alla chiusura), fintanto che i lavoratori della Delivery Email, cui è stata revocata la commessa, non cessino le azioni di protesta. Si pensi all’Alcoa, multinazionale dell’alluminio fra le prime tre del mondo, che decide di chiudere gli impianti di Portovesne e di Fusina e di mandare a spasso duemila lavoratori se non potrà lucrare ulteriori sconti sulle già vantaggiose tariffe energetiche. Si pensi alla Novartis, colosso farmaceutico mondiale, che non esita a disfarsi (anziché riassorbire in organico) 24 dei suoi dipendenti, malgrado abbia realizzato lo scorso anno profitti per un miliardo di euro vendendo a vagonate i vaccini antipandemia. Si pensi alle migliaia di lavoratori truffati e abbandonati da Eutelia e Phonemedia, entrambe leader nell’erogazione di servizi di telemarketing e telecomunicazioni. Si pensi, ancora, al dilagare di forme di lavoro schiavistico nelle campagne meridionali e al proliferare, un po’ ovunque, di ogni sorta di lavoro precario, sottoretribuito, sottocontribuito, grigio e nero. E si pensi che questa non è altro che la punta di un iceberg, perchè la mappa dei soprusi, delle grandi e piccole infamie subiti da lavoratori e lavoratrici deve essere quotidianamente aggiornata.
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