La religione impedisce di ragionare

veronesi(Da Corriere.it) “La religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità”
La religione impedisce di ragionare mentre la scienza vive nella ricerca della verità. Sono mondi molto lontani. Umberto Veronesi, nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha spiegato i motivi che, da scienziato, lo hanno portato ad allontanarsi dalla fede.

«Scienza e fede non possono andare insieme - ha affermato l’ oncologo - perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti».

Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l’uno dall’altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. Nel corso della trasmissione l’oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché – ha concluso – mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico». (Fonte: Corriere.it)

  1. Kirk:

    Con tutta la stima che ho di Veronesi, mi sembra una distinzione troppo netta. C’è anche una religiosità che vive di ricerca…

  2. Giacomo:

    Caro Kirk Douglas, la distinzione che fai tu è molto, molto più formale che sostanziale.

  3. biosgea:

    “mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico».
    se fosse così sarebbero diverse anche le religioni, mentre alcune religioni sono le stesse, e se sono riuscite a rispondere a esigenze di tempi e popoli diversi, forse qualcosa di vero c’è.

  4. Qol Sakhal:

    Non parlerei di inconciliabilità di fede e ragione quanto di incomunicabilità. E’ vero che la fede è accettazione di una verità che non può essere sottoposta a verifica ed è vero che la scienza, da Galileo in poi, vive invece di verifiche ma c’è anche chi pensa che le verità di fede non siano contrarie alla ragione ma che siano plausibili. Con l’avvento del teologo Ratzinger al papato il dibattito sull’argomento si è fatto più vivo, coinvolgendo anche personalità illustri (mi riferisco, per esempio, al filosofo Habermas non certo al Pera cotta che fu anche Presidente del Senato e che ha solo cercato di sfruttare l’argomento a fini politici come tutti gli atei devoti che si sono moltiplicati nel PDL e dintorni, Ferrara l’elefante compreso.)
    Non penso che esistano due religioni uguali dato che i tre politeismi che abbiamo storicamente, ebraismo, cristianesimo e islam, sono molto diversi tra di loro anche se sono costretti dalla storia a cercare ciò che li fa meno disuguali.
    Certo, l’argomento è complesso, coinvolge non solo il pensiero ma anche le emozioni, il vissuto, la storia personale di ognuno di noi e quindi va trattato con la massima cautela, direi usando i metodi della scienza per cui ora mi limito ad una sola nota: la scienza può permettersi di sbagliare perchè può correggersi, la teologia non può se non rinnegando se stessa.

  5. kirk:

    Mio caro Giacomo, anzitutto lasciami precisare che quando mi sono denominato Kirk non pensavo a Kirk Douglas, un bravo attore ma che non ho mai amato. Quel Kirk era piuttosto una maschera provvisoria, una distorsione voluta del nome di Kierkegaard, che sulla religione ha scritto pagine molto profonde e che mi pare incarni esemplarmente una religiosità che è anche e sempre ricerca. In effetti tra la religione (che nel caso del cristianesimo dispone di un apparato dogmatico, una tradizione teologica, un culto, un clero ecc.) e la religiosità (animata sempre dalla ricerca) c’è per me una certa differenza che non vorrei andasse perduta. C’è poi un teologo, D. Bonhoeffer, del quale vorrei qui ricordare le lettere dal carcere (titolo del testo: “Resistenza e resa”). E’ il teologo che scriveva: “Non dobbiamo attribuire a Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell’incompletezza delle nostre conoscenze…”. Ed è ancora lui che parlava di “cristianesimo non-religioso”. Vorrei infine ricordare, più vicino a noi nel tempo e nello spazio il Cardinale Martini e la sua “cattedra dei non credenti” nella quale a un folto gruppo di non-credenti riuniti per l’occasione nel Duomo di Milano rivolse queste parole: “Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda che rimandano continuamente domande pungenti l’uno all’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa. E’ importante l’appropriazione di questo dialogo interiore, poiché permette a ciascuno di crescere nella coscienza di sé. La chiarezza e la sincerità di tale dialogo si pongono come sintomo di raggiunta maturità umana.” Ebbene, se considero questi tre uomini religiosi, mi pare che la distinzione di Veronesi risulti poco appropriata. Ma è ovvio che così pare a me.

  6. Jacopone:

    I teologi hanno sbagliato, tanto, e si sono anche corretti, Qol ne sa qualcosa Galileo Galilei.
    E le tre monoteiste, credo, avranno anche adattato i sacri testi alle novità scentifiche.

    Per quanto riguarda Veronesi, che stimo molto, mi fa specie sentirlo dire che si è allontanato dalla religione per quel motivo con cui conclude l’intervista.
    Mi sembra poca roba…

  7. Giacomo:

    czz…Kirk ti avevo sottovalutato! Mica male quel cardinal Martini con quella cattedra dei non credenti….ma io ho bisogno di semplificare. E se la religione non è solo consolatoria non avra mica ragione quell’ateo di Marx che stabilì che la religione è l’oppio dei popoli?

  8. boletus:

    le religioni tutte rispondono alle paure degli uomini,danno delle risposte a delle domande che non hanno o non avevano una risposta, la scienza nel corso degli anni ha dato molte risposte concrete e ha di fatto ridotto il ruolo ed il potere delle religioni.Diversamente non si spiegherebbe la secolare avversione della chiesa alla scienza.Diversamente dall’amico qol sakhal credo che esista una inconciliabilità tra fede e ragione intesa come scienza.

  9. Qol Sakhal:

    Jacopone,premesso che non ho alle spalle nessuna preparazione culturale in materia, mi pare che, se per teologia intendiamo lo studio dell’essenza del Dio cristiano, di come egli si manifesta attraverso la “rivelazione” e delle verità di fede, potresti convenire con me che i teologi non si sono mai contraddett; solo hanno aggiornato il linguaggio. Nel caso di Galilei o di Darwin non è stata la teologia a sbagliare ma quella psedo teologia che invece di interessarsi del divino ha voluto interessarsi del terreno. Invasione di campo, insomma.
    Sono d’accordo poi con Kirk quando afferma che non bisogna confondere religione con religiosità ed infatti io parlavo di religione e di religione cristiano/cattolica.

  10. Jacopone:

    Anch’io, caro Qol,
    non ho grandi preparazioni sul tema che non sia quella che ricavo da un po’ di cose viste nella vita.
    Ci sono teologie diverse e, credo, diversi modi di interpretarle.
    Non so chi ha sbagliato, ma qualcuno, con Galileo ha sbagliato sicuro.
    S’è sbagliato con l’inquisizione, ecc. ecc.
    Un mussulmano mi ha detto che il Corano è un libro sacro cui nessuno ha mai toccato un virgola.
    Da noi i benedettini avranno trascritto tutto fedelmente?

    Detto questo, dico anche che per me, tutto questo, ha un’importanza relativa.

    Tornando a Veronesi, trovo sbagliato paragonare religione e scienza.
    La religiosità serve all’uomo per inchinarsi ad una perfezione che lui non ha.
    La scienza non ha niente a che fare con la religione anche se le Religioni ufficiali pretendono di usarla per dimostrare le loro certezze. Queste interferenze sono rese possibili anche per la difficoltà degli uomini di scienza di darsi un codice etico per le loro ricerche, le quali, credo, non possono essere illimitate soprattutto se queste vanno ad intaccare la dignità della persona umana ( anche l’uso degli animali da laboratorio meriterebbe un’attenzione particolare).


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