Breve storia dell’uomo dell’Hopa, punto d’incontro tra la finanza berlusconiana e quella rossa.

Estratto dal “Il Fatto Quotidiano: “Non tengo libri sul comodino”, ha raccontato in un’intervista. “A letto dormo, o comunque non leggo“. Anche di giorno, in verità, preferisce altri hobby. Le automobili, per esempio. Ai tempi d’oro ne aveva più di cento nella sua scuderia: Ferrari, Rolls-Royce, Bentley, Porsche… I modelli d’epoca li metteva in mostra alla Mille Miglia, gara d’auto storiche e passerella per miliardari gentlemen driver di cui è stato per anni tra i principali animatori. Emilio Gnutti si è fatto da sé. Figlio di un sarto, è cresciuto nel quartiere Lamarmora, zona “rossa” nella Brescia demo-cristiana.

Ha sposato la figlia di un operaio comunista della Om-Iveco. E ha lavorato sodo: all’inizio girava con una vecchia Fiat 500 a vendere avvolgimenti per motori elettrici che produceva in un capannone alla periferia di Brescia. Poi ha scoperto la finanza e ha toccato con mano che è un metodo più veloce per far soldi.

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Per quelli che adorano lo stile Marchionne

(Non abbiamo resistito ad un “copia incolla” di valore scritto con la solita lucidità da Gad Lerner. Si tratta dell’argomento triste e complesso della disputa del lavoro fra operai di paesi diversi di fronte ad un padrone che può decidere chi e dove si lavora in ragione della convenienza dell’impresa. Ascoltando le parole di Marchionne se ne ricava una amara sensazione che ci ricorda che – globalizzazione o meno – la logica del profitto è sempre la stessa e va contrastata opponendole la cultura della solidarietà e dei diritti).
Ecco il post dal blog del bastardo:

A sinistra erano parecchi, gli ammiratori dello stile di Sergio Marchionne. E non solo per il pullover. L’uomo sprigiona in effetti il fascino del capitalismo senza frontiere, apolide qual è la sua stessa biografia. Nè si può pensare che la Fiat avrebbe tratto vantaggio da una gestione più provinciale, o addirittura protezionistica, visto la crisi di prodotto e finanziaria in cui versava.
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Lumezzane: ossessione parcheggio e qualità urbana dimenticata.

(da F. Foccoli) Cari amici de “L’altra Città”, chiedo un aiuto in termini di memoria storica: due ricordi divergenti sulla piazza del Noal: l’uno ricorda che l’uso improprio a parcheggio della piazza sia stato autorizzato in via provvisoria per semplificare l’allestimento e l’avvio delle attività commerciali e che poi tale uso improprio non sia più stato rimosso ma solo più o meno esteso.

L’altro ricordo invece è che negli ultimi due anni della gestione Bugatti Ottorino (Sindaco PDS,Lega/VA, PPI – ndr) la piazza sia stata effettivamente interdetta alle autovetture, come da progetto originario e convenzione, ma l’arrivo di Facchinetti Lucio (Sindaco FI- AN – ndr) ha riproposto nuovamente l’uso improprio a parcheggio della piazza.

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Valsabbia: Appetiti ed incongruità della minuscola politica locale

Sono 27.000 Euro i rimborsi benzina richiesti dal presidente della comunità monatana della Valsabbia nel corso del 2009. Una cifra assai considerevole per la qualità dell’incarico politico, se non inutile, assai circoscritto. Tuttavia tutti i Presidenti devono assolvere compiti di rappresentanza e, talvolta, di indirizzo che richiedono anche spostamenti e trasferte, legittimamente rimborsabili.

Ma è la misura che in questo caso sorprende: 27.000 Euro di rimborsi benzina – secondo i calcoli del PD che ha presentato un’interpellanza – corrisponderebbero ad una percorrenza di 300 km al giorno. Poichè il nostro presidente non è autista di un TIR, la cifra è apparsa palesemente incongrua ed ingiustificata.

Il presidente Pasini (f.to qui a fianco) ha promesso spiegazioni e risposte per tutti in sede istituzionale nel corso della prossima assemblea. Speriamo bene, ma nel frattempo si consiglia l’amministrazione della Comunità montana di Vallesabbia di contenere i costi tramite l’utilizzo di mezzi pubblici alternativi all’auto del politico di turno, oppure più semplicemente di comunicare via telefono, o gratis via skype, alleviando almeno un po’ costo ed impegni del presidente.(ebon)

Nel nome del profitto e dell’ignoranza ed in attesa della prossima imminente catastrofe

(Il “tappo che funziona” sul pozzo della BP è stato accolto con diffuso sollievo da parte di intere popolazioni, sia quelle bagnate dal Golfo del Messico ed anche nel resto del mondo che ha seguito questa vicenda con apprensione crescente. Almeno fino a quando i media non hanno messo la sordina ad una notizia che creava – quotidianamente – più disagio psicologico che interesse e curiosità. Dunque il tappo funziona, la telecamera mostra al mondo l’acqua limpida intorno alla falla e fa sperare al problema finalmente risolto, ed anche alla ragionevole possibilità di riparare gli immani danni causati.

L’informazione istituzionale avalla generosamente questa lettura onirica, occultando la drammatica realtà dei fatti e dell’esistenza di migliaia di pozzi petroliferi abbandonati e tappati alla garibaldina nei mari di mezzo mondo. Una realtà sfuggita di mano ai petrolieri ed agli stati che espone intere popolazioni ai rischi di catastrofi ambientali terrificanti. Non solo nel Golfo del Messico, ma anche nel mare Adriatico ed in quello Mediterraneo, vicino a casa nostra, e ci dicono quanto inadeguati siano i nostri rappresentati nei governi, i quali, quando va bene sono ignari delle situazioni esistenti, ma il più delle volte sono complici. Per chi ha voglia riportiamo un report tratto da una ricerca dell’Associated Press pubblicato da www.altrenotizie .it)

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La mani della Mafia sugli appalti lombardi

Molte decine di amministratori pubblici della Lombardia indagati, una complessa rete di rapporti politici con capi clan per pilotare appalti ed affari, una ragnatela complessa che ha portato a 300 e più arresti fra Lombardia e Calabria. L’accusa è quasi uno standard: concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e concorso in estorsione.

Chi fino a ieri negava la presenza delle cosche e l’infiltrazione dei mafiosi nella vita politica è servito. L’importante ora, che si consenta alla magistratura ed a magistrati coraggiosi come Ilda Bocassini, incaricata dell’inchiesta, di continuare a fare il loro lavoro di indagine, al servizio ed a tutela della legalità. Paventiamo infatti che si gridi allo scandalo per salvare i colpevoli ed accusare la magistratura di perseguire la politica, paventiamo che si mettano sul banco degli imputati i giudici anzichè i malfattori.
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Si estende la protesta e la ribellione alle leggi ad personam

Il Pdl, partito che si autodefinisce il partito del popolo delle libertà, che fa riferimento ad un unico pesonaggio, ricco e stravagante, amato e odiato, al governo del paese – salvo brevi interruzioni – dal 1994. Lui, il proprietario di tutti o quasi i mezzi di comunicazione di massa, si rivela oggi come l’unico ispiratore e principale artefice della legge bavaglio.

Una legge che, sotto il nome di DL sulle intecettazioni, in un solo colpo vuole elininare l’obbligatorietà delle indagini della magistratura e il diritto al sapere dei cittadini. Lui giustifica questa imposizione con il diritto alla privacy individuale, ma in realtà l’unica privacy a venire protetta è quella degli affari (o malaffari) dei potenti, dei politici, dei malavitosi. Nella massa delle regole e delle limitazioni a giudici e indagini, anche i blog vengono colpiti da regolamenti demenziali.

Anche i blog come l’altra città vengono sottoposti alle stringenti disposizioni riservate alla stampa “nemica” con tutti i pressanti oneri di responsabilità, doveri di rettifica entro 48 ore che saranno estesi a tutti i post. Più o meno come succede nei regimi dittatoriali: così vogliono omini di questi tempi circondati sempre da nani e ballerine (sia pure a pagamento).
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Bovezzo unanime: l’acqua non è una merce.

Il Consiglio comunale di Bovezzo si segnala per una straordinaria mozione unitaria che vede finalmente affiancate le posizioni di destra e di sinistra in difesa della gestione pubblica dell’acqua. “L’acqua non è una merce e non deve essere consegnata ai privati per farne un business”.

Questo in sostanza il concetto basilare sul quale c’è stata la positiva ed unanime convergenza fra tutti i partiti, una convergenza che costituisce un esempio politico ed un segnale da estendere in tutte le istituzioni. Ci auguriamo che tale iniziativa affidata a tutti i politici di buona volontà venga moltiplicata e faccia giungere ai vertici del governo la richiesta di bloccare il decreto Ronchi, un decreto che di fatto obbliga gli enti locali a cedere la gestione dell’acqua ai privati.

Brescia: Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

(la vicenda riguarda il seminario di Brescia, luogo dove si sono verificati numerosi episodi di pedofilia a cui è stata messa la sordina dai media bresciani. E la Chiesa non ha mai preso provvedimenti adeguati, salvo difendere sempre e comunque i prelati coinvolti. Il fatto quotidiano ha pubblicato un servizio dettagliato su circostanze e processi, cogliendo quel diffuso operare tendente a mantenere uno spesso velo di ombra piuttosto che fare emergere piena luce sulla vicenda. A margine di questa notizia abbiamo ricevuto da Qol una segnalazione apparentemente congruente con questo atteggiamento di estrema ed ingiustificata minimizzazione del fenomeno pedofilia:
Qol ci dice: “A me era sfuggita la notizia, penso anche a voi ma ritengo valga la pena di porla all’attenzione di tutti.
Il Corsera nell’edizione del 4 giugno, in un articolo dedicato agli emendamenti presentati al PdL sulle intercettazioni scrive: “Rimane invece l’emendamento del PdL che cancella l’arresto obbligatorio per i casi di fragranza quando si verifica una violenza sessuale di”lieve entità” sui minori”.
Si tratta dell’emendamento n° 1707 e vale la pena di sapere chi sono i senatori PdL e Lega che l’hanno firmato. Eccoli: sen. Maurizio Gasparri (PdL) sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania), cioè colui che ha proposto il carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico. sen. Gaetano Quagliarello (PdL)
sen. Roberto Centaro (PdL) sen. Filippo Berselli (PdL) sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania), sindaco di Chiari, che ha più volte tentato di impedire i matrimoni misti. sen. Sergio Divina (Lega Norda Padania).
Penso che la vostra sensibilità vi farà dare giusto risalto alla notizia, cosa che i quotidiani locali si son ben guardati dal fare. Chissà che ne penseranno i bloggisti della Lega e del PdL. Per quanto mi riguarda scriverò ad ognuno dei personaggi firmatari dell’emendamento e non sarò tenero”. Noi ci limitiamo a mettere la notizia a vostra disposizione insieme al servizio di Vania Luicia Gaito)
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GENOVA 1960 di sangue. La polizia spara.

(da Jacopone):
Qualsiasi anniversario, dice Biguzzi nel suo articolo, racchiude il pericolo che venga archiviato alla successiva ricorrenza. Di fronte alla cancellazione e al sistematico stravolgimento che la storia sta subendo in questi anni, vale la pena fare in modo che la conoscenza del nostro passato possa in qualche modo sopravvivere. Giugno 1960: i neofascisti del MSI avevano provocatoriamente organizzato il loro congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro alla Resistenza.
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Nella primavera di quell’anno il Presidente della repubblica Gronchi aveva affidato l’incarico di governo a Fernando Tambroni , figura di secondo piano nella nomenclatura democristiana, gia ministro dell’interno tra il ’55 e il ’59 e fiero sostenitore di una politica “legge e ordine”. In parlamento il fragile monocolore DC ottenne una striminzita fiducia solo grazie all’appoggio esterno di monarchici e missini che, appena a 15 anni dalla fine regime, riuscivano, così, a ritagliarsi un ruolo di primo piano sulla scena politica nazionale.
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