28th November 2006, 05:32 pm
I vertici AIB si erano subito distinti per una eccessiva durezza e intransigenza contro la finanziaria del centrosinistra. “Una finanziaria come strumento di lotta di classe” aveva dichiarato il loro Presidente Tamburini, guidando l’intera organizzazione territoriale bresciana su posizioni ultras radicali, in evidente frizione anche con la Confindustria romana, più propensa ad usare toni moderati distinguendo le ombre dalle luci. Non pochi industriali bresciani avevano manifestato al loro presidente qualche perplessità su iniziative apparentemente strumentali e così politicamente caratterizzate.
L’arrivo di Prodi a Brescia poteva essere la giusta occasione per ricucire i rapporti (Continua…)aprire con intelligenza proprio da Brescia un produttivo dialogo e confronto di posizioni. Invece no, l’AIB bresciana ha preferito affidare le proprie istanze al Governo tramite un proclama fuori misura pubblicato a pagamento sui media bresciani. Infatti, con una lettura della finanziaria assai parziale, si sono contrapposti dettagli secondari come l’estensione degli studi di settore (quanto mai auspicabili contro l’evasione), oppure i costi dei futuri flussi di TFR per le aziende sopra le 50 unità (assai contenuti), o ancora l’indeducibilità dei costi delle macchine aziendali (da sempre in vigore) come prova dell’iniquità della manovra, minimizzando il valore e i reali benefici della riduzione del cuneo fiscale per le imprese.
Occasione persa dunque. Intanto Prodi ha centrato il suo discorso di apertura su due punti centrali con cui vuole caratterizzare la sua azione: serietà al governo e rilancio dell’economia. La finanziaria, ha detto, è una manovra di rigore che costringe tutti a riflettere sullo stato dei conti del paese. Ma c’è anche la consapevolezza che non appena i risultati di questa manovra si faranno sentire tutte queste critiche cadranno nel vuoto, molti si ricrederanno, da tanti riavremo il loro consenso ed il loro sostegno.
27th October 2006, 11:46 pm
La recente presa di posizione del Presidente dell’AIB Tamburini contro la finanziaria del governo Prodi aveva sollevato un certo scalpore fra i media locali. Aveva sorpreso il contenuto di dura opposizione pregiudiziale, nonchè i toni aspri del linguaggio, giunti ad evocare accuse improbabili di scippi alle imprese, ed ancora, di una finanziaria come strumento di lotta di classe.
Riveliamo oggi ai nostri lettori che non pochi industriali della provincia di Brescia hanno manifestato un concreto dissenso prendendo le distanze dal suddetto comunicato, giudicato parziale e politicamente strumentale .
La prima stesura della legge finanziaria è stata criticabile per la maggior parte degli imprenditori, ma andava letta con le sue luci ed ombre, e soprattutto nel contesto critico in cui veniva varata, contesto critico caratterizzato dalla urgente necessità di un risanamento economico per risollevare l’Italia dai disastri sedimentatisi con molti dei governi del passato.
Accanto alle menzionate critiche, espresse più o meno ufficialmente, alcuni imprenditori bresciani hanno preso carta e penna ed hanno inviato lettere di protesta al Presidente Tamburini invitandolo ad esprimere posizioni più costruttive e giudizi meno faziosi.
Nei giorni successivi, a rafforzare l’isolamento delle posizioni estremiste dell’AIB, la Confindustria ha siglato un accordo con il Governo Prodi sul tema più controverso riguardante i flussi del TFR. Ed ha riconosciuto che la legge finanziaria sostiene la competitività delle imprese tramite la riduzione del costo del lavoro di 3 punti, riduzione mai verificatasi fino ad ora.
L’AIB dunque, è rimasta sola ed isolata, ma sull’argomento è sceso il silenzio dei media bresciani, e a nessuno è venuto in mente di chiedere al Presidente Tamburini di rettificare o riconsiderare i suoi giudizi, perlomeno avventati.
4th October 2006, 09:43 pm
Pubblichiamo con un certo stupore il comunicato dell’AIB bresciana, perchè sembra stridere con le posizioni espresse dalla Confindustria romana, assai più misurata e ragionevole. Il comunicato, che pubblichiamo integralmente, elenca i mancati sussidi nonchè i supposti scippi a danno delle imprese, e conclude con l’accusa regina: il governo Prodi – pare di capire – non persegue affatto lo sviluppo ed il risanamento del paese, bensì la lotta di classe!
Saranno queste solo parole in libertà?
(Continua..)Ecco comunque il comunicato integrale dell’AIB bresciana:
Il Disegno di Legge Finanziaria che il Governo intende proporre all’approvazione parlamentare nei prossimi giorni si presenta all’insegna del piu’ assoluto dispregio proprio di quella filosofia concertativa di cui tanto si parla e attorno alla quale si può e si deve costruire il consenso politico e sociale.
Sembra essere stata la scelta di chi, sordo e cieco alle esigenze dell’impresa, non ne ha minimamente temuto il dissenso.
Ne è nata una manovra che fa dell’inasprimento fiscale la leva principale per la copertura finanziaria di una pubblica amministrazione inefficiente e di una spesa corrente senza sostanziali correttivi.
Gli incentivi alla ricerca, allo sviluppo, alla competitività di sistema si riducono per lo più all’enunciazione delle migliori intenzioni, sprovviste dei mezzi finanziari idonei al raggiungimento dei risultati auspicati.
Un segnale alle imprese, quello sul cuneo fiscale, da pagare con la nostra abiura alla pari dignità dei rapporti di lavoro diversi da quello a tempo indeterminato, un piccolo sconto dai contorni indefiniti realizzato tramite quell’Irap che è tuttora tassa non deducibile sul costo del lavoro.
L’inaccettabile scippo del TFR, con l’eliminazione del Fondo di garanzia per agevolare l’accesso al credito, che lascia le imprese inermi di fronte alle già gravi difficoltà di finanziamento.
Ad abundantiam un perverso meccanismo che lascia comunque in capo all’azienda l’onere della erogazione al lavoratore, con successivo recupero in capo all’INPS.
Ma non basta.
Alla richiesta di flessibilità delle imprese si risponde affermando la sola virtù dei contratti a tempo indeterminato; alla esigenza di professionalizzazione dei giovani, di agevolarne l’ingresso nel mondo del lavoro e di integrazione tra formazione e economia reale si risponde con l’incremento della contribuzione sull’apprendistato.
Persino la tanto declamata via alta allo sviluppo non sfugge alla falcidia, con una sorta di imponibile di manodopera legata alla qualità ( ! ) del prodotto.
Ma tutto ha una sua coerenza, perché non è lo sviluppo l’obiettivo che si persegue.
Intere aree della maggioranza di Governo vedono nella Legge Finanziaria lo strumento di una anacronistica lotta di classe!
Sono questi i provvedimenti a sostegno della crescita delle Piccole e Medie Imprese?
Il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana
Franco Tamburini