Lumezzane – un ricordo di Pietro Paolucci, appassionato della politica

paolucci

Paolucci . Lumezzane

(di Loretta Paolucci) Sono esattamente due anni che è morto il mio papà ed in quella triste occasione il giornale da lei diretto (Giornale di Brescia, ndr) pubblicò un articolo del dottor Egidio Bonomi dal titolo «Lumezzane saluta il generoso Pietro Paolucci». Era un riconoscimento non di parte e dunque particolarmente apprezzato da noi familiari. Mantenendone nella sfera privata il ricordo di marito, padre, nonno affettuoso, aperto, disponibile?mi piacerebbe ricordarlo nel suo aspetto pubblico di «appassionato» della politica = cura degli altri, in primis dei più deboli, con le parole dedicategli da una nipote ai funerali in forma civile.
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Un centrosinistra ancora da costruire

Roberto Chindamo, fin da giovanissimo vicino ai movimenti della sinistra studentesca. Da studente universitario aderì al PDS e ne divenne segratario cittadino. Nel 1999 fu eletto consigliere comunale di Lumezzane grazie ad una inattesa quanto significativa affermazione personale. Si dimise dalla carica solo per completare gli studi universitari e per un lungo anno di studio e lavoro in Australia. E’ stato l’ultimo segretario cittadino dei DS e, suo malgrato, ha rappresentato una speranza di rinnovamento per gli ultimi militanti ed eredi dello storico PCI. Sia pure con qualche esitazione, Chindamo ha aderito al PD come semplice iscritto, senza alcuna carica nè impegno diretto; per questo incominciamo la nostra intervista da qui:

1. Il PD è ancora una speranza o è già una delusione? Passata l’euforia elettorale che ha visto un diffuso interesse al nuovo partito – anche da parte di molti giovani – dopo la sconfitta elettorale sembra prevalere distacco e disinteresse. A ben guardare il PD sembra il risultato di una somma con gli originari elementi principali (Ds e Margherita) ancora ben distinti, in sostanza una fusione fredda. Cosa ne pensi ?. Continue reading ‘Un centrosinistra ancora da costruire’ »

Lumezzane saluta Pietro Paolucci.

barPietro Paolucci se ne è andato. Oggi si sono svolti i suoi funerali in forma civile con la partecipazione di molti che lo hanno conosciuto, degli amministratori pubblici ed i responsabili del partito democratico valgobbino a cui egli aveva aderito con entusiasmo. Paolucci, classe 1921, è stato il rappresentate più autorevole del Partito Comunista Italiano di Lumezzane. Autorevole e rispettato, anche quando essere comunisti a Lumezzane comportava una sorta di automatica ed onerosa scomunica sociale. Continue reading ‘Lumezzane saluta Pietro Paolucci.’ »

Bassolino e l’inevitabilità delle dimissioni.

(pubblichiamo l’email di fercamon che condividiamo).bar
Bassolino può anche (io lo credo) non aver intascato un euro, ma il fatto è che aveva il ruolo per fare quelle cose, e quelle cose non sono state fatte. E la scadenza è passata. Il governatore della Campania dice che ha voluto ma non ha potuto, parla di innocenza sua personale ma di responsabilità dell’apparato. Può darsi. Ma anche questa è una colpa.
A un certo livello, si risponde dei risultati. Più tarda a dimettersi, più danno produce alla sua parte politica. Se si fosse dimesso tre mesi fa, lo choc sarebbe già stato assorbito. Se si dimette oggi (… .)
stamattina, il frastuono manderebbe un’eco fino al giorno delle elezioni. Ma sarebbe un’eco. Se si dimettesse fra settimane, andremmo a votare passando con le scarpe sopra le rovine della sua amministrazione. Resistendo a oltranza, Bassolino si preoccupa più di se stesso che della parte politica che rappresenta. E in ciò è coerente: il bassolinismo è sempre stato un comunismo separato, costruito sul culto della personalità. Lui è lui. Tra lui è chi lavora con lui, un abisso: non ha creato dei vicari, nessuno può sostituirlo.
L’immondizia di Napoli è un problema che, da quando è scoppiato, non ha fatto neanche un passo verso la soluzione. Se Napoli resta com’è, Berlusconi chiuderà la campagna proprio a Napoli, parlando accanto a un cumulo d’immondizie.
(fercamon@alice.it)

I Ds di Lumezzane per il partito Democratico, senza se e senza ma

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(Nella foto la “casadeldiavolo” di Lumezzane)
E’ stato un congresso di sezione come tanti, una trentina i partecipanti, 24 con diritto di voto, e la mozione Fassino si è imposta con 18 voti, Angius 5 e Mussi 1 . Percentuali che, più o meno, riflettono i dati provinciali che si stanno raccogliendo ovunque con rigore e meticolosità. Del resto gli eredi del PCI, sulle regole non scherzano mai: presenza di un garante provinciale a vigilare super partes, distinti relatori (Scalvenzi e Bonardi)per ogni mozione senza diritto di replica, interventi rigorosamente entro i 10 minuti per tutti, relatori ed iscritti, ed infine voto segreto sul futuro partito democratico.

(Continua)L’esito come detto è stato un si al partito democratico ma, la nota positiva, si trova nelle motivazioni emerse dal dibattito. Gli interventi (Paolucci, Mancini, Venosta, Zani, Danila, Monteverdi, Bonetti, Tecchia, Belleri) si sono caratterizzati per una generale delusione sull’inadeguatezza di tutta la classe politica. Delusione per la deriva dei partiti e della politica troppo spesso lontana dai valori e dai sentimenti comuni, ma lontana anche dai bisogni e dalle aspettative della gente. Se nel dopoguerra la politica seppe porsi come avanguardia della società, percorrendo le vie del confronto, superando le barriere ideologiche nel comune intento della ricostruzione di una società più giusta e più moderna, oggi non è più così. I partiti sono sicuramente alle nostre spalle, concentrati sulla conquista del potere ma svuotati di contenuti ideali, una militanza ossequiosa, costituita prevalentemente da professionisti della politica, o da coloro che, di politica, magari ci vivono.

Poche considerazioni essenziali per capire che è necessario cambiare, incominciando proprio dai partiti che devono vivere secondo regole democratiche vere, recuperando il desiderio di partecipazione della gente comune che manifesta sempre di più istanze ideali che riguardano i problemi posti dalla società globale: dal lavoro, alla comunicazione, alle interdipendenze, alla costruzione di un mondo di pace e di solidarietà. In questo quadro le identità, da alcuni invocate come fondanti, assumono un valore in sé positivo ma sostanzialmente conservatore; per questo i richiami al socialismo appaiono del tutto speculari a quelli delle radici cristiane. Ma è chiaro che il Partito Democratico deve andare ben oltre per essere portatore della ricchezza delle diversità.

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(Nella foto alcuni militanti dei DS davanti alla sede dei DS, candidata a diventare una sede del Partito Democratico)

I DS divisi, in ordine sparso, verso il partito democratico

barIl dibattito sul Partito Democratico è entrato nel vivo e finalmente i partiti che ne costituiranno l’ossatura, stanno discutendo nei congressi territoriali: si tratta di decidere se dare seguito all’esperienza dell’Ulivo e costituire il Partito Democratico, oppure no.
Il confronto appare vero e queste sono le varie anime che si stanno confrontando all’interno dei DS a sostegno delle tre le mozioni.

1 – Mozione di Fassino, favorevole a far confluire i DS nel Partito Democratico,
2 – Mozione di Mussi che si oppone senza mezzi termini,
3 – Mozione di Angius che propone una federazione democratica ancorata al socialismo europeo.

I dirigenti dei DS si sono schierati, e gli iscritti di tutte le sezioni sono chiamati a votare i delegati per i successivi congressi che decideranno le sorti dei DS. Tolotti e Corsini appoggiano la mozione di Fassino, Bragaglio e le sezioni di Gardone VT e Sarezzo appoggiano quella di Angius, l’ala radicale diessina quella di Mussi. I lumezzanesi, da sempre un po’estranei alla attività politica provinciale, sono orientati a sostenere la mozione Fassino.

(Continua)
La discussione è quindi vera, spesso appassionata, ed è un bene che la transizione nel partito democratico non sia indolore, ma comporti una riflessione profonda sulla interpretazione della realtà di oggi e sull’idea di come immaginiamo il futuro. Una realtà, quella di oggi, profondamente cambiata, anche dal passato più recente. E’ cambiato il lavoro, il conflitto storico fra borghesia e classe operaia appartiene alla solo alla storia, viviamo in società multietniche ove si manifestano nuove sensibilità e si rivendicano nuovi diritti. Viviamo una realtà affacciata su orizzonti inimmaginabili solo fino a qualche anno fa grazie allo sviluppo della scienza e della tecnica. E la politica, quella stessa che vediamo quotidianamente scontare tutta la sua inadeguatezza, pochezza e lontananza dalla società, è chiamata a dare risposte. Ma quali risposte potrà mai dare, se siamo così miopi, incapaci di capire questo ritardo, incapaci di imprimere quel rinnovamento profondo atteso proprio da quel popolo che si riconosce nel centrosinistra?

Un Partito Nuovo perché viviamo in un mondo nuovo

bar Dal mondo dei DS di Brescia …. pubblichiamo…

Fin da quando, nel 2003, fu avanzata la proposta, abbiamo condiviso il progetto di dare vita in Italia a un nuovo partito capace di unire le diverse culture politiche del riformismo italiano. Un partito democratico, nel quale la sinistra italiana ritrovi la continuità della propria storia e la permanenza dei propri valori, è innanzitutto un bisogno del Paese, è una risposta necessaria alla crisi della democrazia italiana.
Perciò, se non si misura con il bisogno di innovazione politica, rischia di essere sterile la dialettica aperta tra i vertici (e nei vertici) della Margherita e dei Ds sui tempi, le modalità organizzative, i rapporti di forza, le parentele europee, le future leadership… Così come consideriamo ridicola la disputa tra chi non vuole morire socialista e chi non vuole morire democristiano.

segue….“Sono cose di ieri”, come ha scritto un leader di primo piano dell’ex Pci, Alfredo Reichlin. Nello stesso tempo, non comprendiamo i preannunci di mozioni o, peggio, la minaccia di scissioni in un fase in cui un vero confronto sulle ragioni e sulle finalità del progetto non è stato neppure avviato.Così non va. Il partito nuovo di cui l’Italia ha bisogno va fondato saldamente su una aggiornata interpretazione della realtà e su una idea di futuro. Serve un partito nuovo perchè viviamo in un mondo nuovo.

Il Novecento è alle nostre spalle, non solo per ragioni cronologiche. E’ cambiata la morfologia sociale, sono mutate le forme della produzione e i rapporti di lavoro. Sono cadute storiche barriere alla circolazione di merci, persone, capitali, culture. Le società occidentali sono alle prese con il passaggio complesso della multietnicità. Il balzo della scienza e della tecnica pone alla politica inedite questioni. Si manifestano nuove sensibilità, emergono nuove linee di frattura etiche e culturali, si rivendicano nuovi diritti di cittadinanza. In definitiva, sotto la spinta di radicali trasformazioni le vecchie strutture del welfare, delle istituzioni e della rappresentanza sociale e politica non reggono più. Servono nuove idee, nuove regole, una nuova statualità, nuove classi dirigenti.Solo in questo contesto acquista un senso il progetto di fare convergere le diverse culture del riformismo italiano in un nuovo partito democratico. Al di fuori di questa dimensione etico-politica, aggirati i problemi che essa pone, il progetto del partito democratico si immiserisce e si riduce a un’operazione di scomposizione e di ricomposizione a somma zero del ceto politico di centrosinistra. Questo livello non ci interessa. Al contrario, dichiariamo interesse e disponibilità a cogliere una grande occasione di rinnovamento della sinistra italiana, chiamata a rispondere alla crisi del Paese dentro un disegno politico nuovo e coraggioso. Costruire il partito democratico e rifondare la sinistra sono la stessa cosa.

Il problema non è quanta storia della sinistra dobbiamo portare con noi, ma quanta innovazione e discontinuità abbiamo la volontà di introdurre nel nuovo soggetto politico. Perchè l’identità contiene la memoria ma non si esaurisce in essa. Identità è soprattutto ciò che sei, sono le parole con cui descrivi la realtà, che non è più il Novecento ma l’enorme novità del mondo di oggi. Sono le strade nuove che intendi percorrere, non quelle che hai già percorso, è la missione che ti dai, in Italia e nel Europa. Ed è qui che si colloca lo spazio di un nuovo partito: nella scelta, anzi nella necessità storico-politica, di cercare nuove risposte e di percorrere nuove strade non da soli ma con le altre culture del riformismo italiano, poste di fronte al medesimo passaggio d’epoca, alle prese con i medesimi problemi.Anche nel resto d’Europa altre formazioni politiche di sinistra e di centrosinistra sono alle prese con questioni inedite e imboccano strade inesplorate. In effetti, il legame con la grande famiglia del PSE è assicurato soprattutto dalla comune ricerca di nuove politiche, adeguate alle trasformazioni radicali che investono il vecchio continente.Per queste ragioni, il congresso che ci attende ha una portata storica. La scelta che ci accingiamo a compiere ha un valore strategico per il futuro della sinistra e del Paese. Ciascuno di noi è chiamato ad assumere una posizione non pregiudiziale e una piena disponibilità al confronto. Ci rivolgiamo al segretario del partito, Piero Fassino, e gli chiediamo di portare la discussione, a partire dal prossimo Consiglio nazionale, sul piano delle motivazioni storico-politiche e delle prospettive di trasformazione del Paese, sottraendola al circolo vizioso di un confronto mediatico, tutto interno al ceto politico, promuovendo un largo e trasparente confronto dentro e fuori il partito, tra i soggetti politici e la società.Agli iscritti e agli elettori bresciani dei DS diciamo di avere fiducia nelle sorti della sinistra italiana e di credere nel progetto di rinnovamento legato alla nascita del partito democratico, sostenendone le ragioni e partecipando, in tutte le sedi, al confronto che si aprirà.

“Promotori:Ermanno Lancini, Gianbattista Ferrari,Laura Parenza,Pierangelo Ferrari, Franco Tolotti, Paolo Corsini, Carlo Fogliata, Aldo Rebecchi, Carlo Panzera Sindaco di Vobarno – Presidente ACB Luciano Bono Direzione provinciale, Guido Alberini Consigliere Comunale Brescia, Natale Azzini Sindaco Fiesse, Maurizio Billante Consigliere Comunale Brescia, Raffaele Bocchi Direttivo Centro Storico, Manlio Bonincontri Sindaco Tignale, Roberto Cammarata Direttivo Mompiano, Luciano Cometti Direzione provinciale, Rosangela Comini Direzione provinciale, Renato Fontana Direzione provinciale, Giuseppe Franzoni Vicesindaco Ghedi, Vito Lupi Direzione provinciale, Dante Mantovani Sezione VII Circoscrizione, Pino Mulè Direzione provinciale, Silvano Nember Sezione VII Circoscrizione, Gianbattista Peli Vicesindaco Manerbio, Stefano Quarantini Direzione provinciale, Enzo Raco Direzione provinciale, Arcangelo Riccardi Vice Sindaco Villachiara, Marco Rota Vice Sindaco Rodendo Saiano, Lanfranco Scalvenzi Direzione provinciale, Paolo Troletti Direttivo provinciale, Mario Venturini Assessore Brescia, Rocco Vergani Consigliere Comunale Brescia, Ugo Zecchini Direttivo Oltremella