Pagani: La Lega, il lavoro ed i tradimenti presunti

(Rinaldi (Lega) – Pagani (PD) è in atto un confronto, uno scambio di battute che incomincia a concentrarsi sui contenuti. Vedremo. La lettera di Paolo Pagani, responsabile provinciale del lavoro del PD di Brescia, argomenta quei motivi che, a suo giudizio, vedrebbero la Lega tradire quel popolo del lavoro di cui si spaccia paladina. Ecco la lettera:)

È così da sempre. Quando non si può rispondere nel merito delle critiche ci si rifugia in un altrove. Così fa il segretario cittadino della Lega Nord che, rispetto al j’accuse del Pd sulla politica di Berlusconi e Bossi in materia di lavoro, rispolvera la stucchevole tesi di un Pd con la testa nell’800.
Mi sembra la stessa lunghezza d’onda di Marchionne che dice: la Fiat guarda avanti, i lavoratori sono fermi a prima di Cristo. È evidente che anche da qui passa il tentativo di uscire dalla crisi con un’ulteriore svalutazione del lavoro.

Spiace che Matteo Rinaldi (lega nord BS ndr) non ne sia consapevole. All’origine infatti di questa crisi ci sono due cause precise: la crescita a dismisura delle disuguaglianze e la subordinazione del lavoro (di tutto il lavoro: autonomo, professionale, dipendente) alla rendita e alla finanza. Due dati. Negli ultimi vent’anni per ogni dollaro di crescita reale 58 centesimi sono andati all’1% più ricco della popolazione. Il valore globale dell’economia di carta, che fa i soldi coi soldi, è quattro volte quello della produzione materiale. Tutto il lavoro è sottoposto ad un inedito sfruttamento. È giusto sapere che la Lega è sempre stata nel campo di forze che sono responsabili di questo stato di cose.

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i germi autocratici della destra italiana

Mentre in Italia si discutono e si votano decreti ad personam e ad aziendam, all’estero si tentano provvedimenti contro gli effetti devastanti della crisi economica. In tutto l’occidente la libertà di stampa e di rappresentanza è difesa da destra a sinistra. in Italia è tutto incredibilmente diverso.

Negli Stati Uniti tutti i deputati, siano essi democratici o repubblicani, sono liberi da vincoli di mandato, e nessuno si sogna dal biasimarli nel caso di eventuali voti difformi o prese di distanza su singoli provvedimenti dal partito di appartenenza. In Italia, al contrario, si evocano sistematicamente inciuci e tradimenti del voto, perfino scomuniche politiche ed espulsioni per i disobbedienti.

Nelle nazioni libere e democratiche i deputati rispondono ai cittadini elettori, e non ai capi-partito. I cittadini soltanto scelgono ed eleggono i propri rappresentanti. In Italia, al contrario, gli elettori sono banalizzati e ridotti a ratificare le decisioni dei padroni del partito.

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Lumezzane: la politica minuscola di Lega e PDL.

Per Lega PDL Lumezzane è solo e soltanto un” tutto bene, tutto positivo“. Dubbi: nessuno. Questo in estrema sintesi il giudizio rilasciato da Michele Chiappa, portavoce della maggioranza bulgara Lega-PDL che governa Lumezzane.

Dunque: bene aver mantenuto i servizi sociali per disoccupati e bisognosi, positivo il supporto organizzativo immaginato per commercianti e artigiani, importante l’innovativo coordianmento dei dirigenti scolastici voluto da Facchinetti, accolte quasi tutte le istanze urbanistiche dei cittadini, ottimo il sostegno culturale al mondo dei giovani. E poi le opere: piazza ex teorema in fase avanzata, frana in valle in via di sistemazione, campo del villaggio pressochè risolte le complicazioni ereditate da Corli. Ed infine, all’orizzonte, come sempre, come tutti, progetti innovativi per il PIP3 e per Val de Put.

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Bossi&Nano minacciano improbabili rivolte di piazza.

Fa una certa impressione leggere a Ferragosto delle minacciose azioni di piazza nel caso di un governo tecnico. “Sarebbe l’equivalente di un golpe” ha sentenziato il nano, e insieme a Bossi “faremo scendere milioni di persone a protestare contro qualsiasi tentativo di evitare nuove elezioni“. Il tutto condito da crescenti sparate, proclami, insulti ai traditori, giudizi sprezzanti e campagne mediatiche verso la dissidenza. Una distanza abissale fra popolo, parzialmente in ferie e carico di preoccupazioni, e la sua classe politica incerta ed agitata fra leggi ad personam, difesa della poltrona e faide interne.

Il PD, sia pure timidamente, ha richiamato gli avversari al rispetto della Costituzione ma, la congruità del richiamo, viene del tutto banalizzata da stampa e TV. I TG di regime preferiscono il gossip, il meteo e la cronaca nera agli approfondimenti ed ai confronti sui problemi del paese. E in riguardo alle sparate del nano contro il presidente della repubblica non si sono nemmeno premurati di ricordare agli ascoltatori che la scelta di eventuali nuove elezioni spetta solo al presidente della repubblica, così come, in caso di crisi, il presidente della repubblica ha l’obbligo costituzionale di ricercare ogni possibile soluzione parlamentare per varare un nuovo governo.
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Il grottesco da fine impero: una laurea honoris causa a Bossi

(da Unità – di Pietro Greco) Una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione a Umberto Bossi, per chiara fama da parte dell’università dell’Insubria, nella “sua” Varese. Sponsor autorevole dell’iniziativa – secondo la Prealpina, il quotidiano varesino che ne ha dato notizia lo scorso 30 luglio – è addirittura il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariestella Gelmini. Che avrebbe telefonato direttamente al rettore dell’Insubria, il professor Renzo Dionigi.

Dell’idea e dell’autorevole sponsorizzazione si è parlato in una cena informale che lo steso rettore ha avuto con il prorettore, i presidi di facoltà, i dirigenti di rango più elevato circa un mese fa in un ristorante di Azzarate. La notizia non è mai stata smentita. Anzi, il 31 luglio la Prealpina ha pubblicato una lettera del Presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, che rilancia l’idea e ricorda, un po’ spazientito, che sono almeno quattro anni che la Provincia chiede all’università dell’Insubria di conferire finalmente l’«indispensabile riconoscimento accademico all’uomo politico.. più significativo degli ultimi 30 anni» che, con la sua «incredibile capacità di comunicazione di massa» ha reso possibile il «miracolo leghista».
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“Caso Seneci” La Lega Nord replica ma …. non risponde

Pur tardiva, la voce della Lega Nord di Lumezzane si è infine levata in difesa del Sindaco Vivenzi, contestato ed offeso senza attenuanti dall’ex Angiolino Seneci dimissionario da Lumenergia “sbattendo la porta”. La presa di posizione della Lega di Lumezzane appare tuttavia inadeguata, limitativa nel circoscrivere se non a sminuire la presunta autorevolezza di Seneci, in quanto estraneo alla vita della Lega, ma glissa stupefacentemente sul merito delle contestazioni politiche e soprattutto sull’accusa più feroce rivolta al Sindaco Vivenzi: quello di essere il peggiore.
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Ma quel giudizio, prima di tutto politico, è stato inopinatamente derubricato a insulto, tanto da lasciare al Sindaco Vivenzi l’onere di eccepire e considerare l’aggettivo e l’insinuazione meritevole o meno di una specifica querela. Replica Insufficiente e deludente.
Sarebbe stato invece opportuno replicare sull’accusa ingenerosa e poi sui contenuti delle obiezioni, sulla realtà delle promesse elettorali, sui programmi di lavoro, rispettati o meno che siano, sulle attese giuste o sbagliate della cittadinanza. Una cittadinanza che assiste al declino di Lumezzane sia dal punto di vista urbanistico che economico, un declino che sembra inarrestabile, e le ricette promesse da Lega e PDL, ora al governo da oltre un anno, sembrano tutte evaporate. Comunque ecco la lettera
“Mignon” della Lega pubblicata dal Giornale di Brescia:

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La disinvoltura di Lega e PDL a Brescia: Se modesto lo spreco sarebbe accettabile!

Fabio Capra - PD Brescia

(lettera aperta del consigliere comunale del PD di Brescia Fabio Capra in merito ai comportamenti del leghismo bresciano, rigoroso, forte ed inflessibile con i poveri cristi, quanto indulgente e disinvolto con se stesso e con lo spreco delle risorse pubbliche. Ecco la lettera)

Merita un commento la sbrigativa e imbarazzata risposta del vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi, a una mia interrogazione (nr. 2 copie di abbonamento al quotidiano di partito della Lega La Padania pagato dal Comune di Brescia, ndr) E’ accaduto nell’ultimo consiglio comunale. Avendo letto nella determina dirigenziale n. 785 del 25 marzo scorso, che la sua segreteria e il settore Sicurezza, sempre dallo stesso dipendente, si erano dotati di abbonamento al quotidiano La Padania a spese del comune, chiedevo al sindaco se valutasse corretto l’acquisto di giornali di partito con i soldi di tutti i cittadini. E per quale ragione non uno, ma ben due abbonamenti per il medesimo assessore.

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La Lega di Bossi contro l’abolizione delle provincie inutili

“Guerra civile in caso venisse abolita la provincia di Bergamo“. Non è la solita sparata grossolana della Lega, ma molto probabilmente, una sorta di minaccia preventiva inviata personalmente da Bossi ai suoi alleati. In particolare a quella componente AN-Fini del PDL, l’unica, a destra, a sostenere la ragionevolezza dell’abolizione delle provincie. La Lega al contrario le difende, almeno quelle del Nord, perchè costituiscono i suoi centri di potere territoriale. E’ pur vero che costano alla casse pubbliche, ma sono un presidio di interessi localistici da affidare ai suoi luogotenenti più fedeli, con frequenti cumuli di cariche elettive. Da qui i fortunati neologismi sui fantuttoni pluripoltronati, con Brescia capione lombarda. Onorevoli a Roma e luogotenenti presidenti di Regioni, Provincie, Comunità Montane e ovviamente Comuni. Vedi Molgora Sottosegretario, Presidente Provincia, Onorevole deputato.

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Come calderoli semplifica la vita. Di chi?

Poco più di un mese fa, il 24 marzo scorso – casualmente alcuni giorni prima delle elezioni amministrative – il ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli si esibiva nello spettacolare Falò di 375.000 leggi inutili (*).
Tralasciando i rimescolamenti gastro-intestinali provocati da queste foto (evocazione di falò nazisti di libri, Fahrenheit 451 … ) ci si interroga sull’utilità dell’accetta nell’incendiare scatoloni di cartone, e sul significato allegorico dei cinque elmetti antinfortunistici (occorre tenere conto delle problematiche di sicurezza, per poi lasciarle lì, a terra, il lavoro “vero” si fa senza?).
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Lega Nord Marcheno: Giudice non vuoi farmi votare? OKKIO io comincio a sparare.

LegalegaUn Kalashnikov insaguinato, il simbolo della Lega Nord di Marcheno, la richiesta-appello al popolo di facebook: “Giudice non vuoi farmi votare? E io comincio a sparare … okkio”. Il simbolo ufficiale della lega, accostato al sangue del mitra ed alla minaccia sibillina, ancorchè demenziale,  ha avuto una imprevista  adesione dei simpatizzanti leghisti riscuotendo così gli onori della cronaca nazionale.

Onori riservati alle notizie eclatanti, del resto fa  notizia l’uomo che morde il cane, e non viceversa. Come avvenne per l’orribile associazione del Natale cristiano con la pulizia etnica del White Christmas di Coccaglio, oppure con i provvedimenti polizieschi del vicesindaco leghista di Brescia, emulati con compiacente perfidia dagli pseudo-coraggiosi assessori a tempo pieno delle Valli bresciane.
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